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Speciale GiapponeTerremoto e tsunami in Giappone: la spiegazione della NASA
L’ubicazione, la profondità e il meccanismo del terremoto dell’11 marzo corrisponde con gli studi che indicano che questo fenomeno si origina per la subduzione delle placche, per il processo di affondamento di una placca litosferica sotto all’altra, ha spiegato la NASA. L’epicentro di questo sisma è stato individuato a 130 chilometri a est della città di Sendai e 373 chilometri a nordest di Tokyo, causando il quinto terremoto più grande dal 1900 nel mondo secondo la NASA, ma è il più violento nella storia Giappone, in quanto ha rilasciato 30 volte più energia rispetto al terremoto del 1906 a San Francisco. (foto: yahoo.com) Approfondimenti: -INGV, il terremoto in Giappone : Localizzazione, approfondimenti e informazioni sul sisma in Giappone; video dalla sala operativa INGV in cui Franco Mele descrive l'area interessata dal terremoto e video in cui Massimo Cocco dell'INGV approfondisce alcuni aspetti del terremoto e maremoto dell'11 marzo 2011 in Giappone. http://www.ingv.it/terremoti/terremoti-in-giappone/
http://listentothedeep.com/acoustics/index.html -La trasmissione delle onde di uno tsunami: Dal sito physorg.com approfondimenti in inglese e video sulla trasmissione delle onde dello tsunami. http://www.physorg.com/news/2011-03-science-tsunami.html http://www.youtube.com/watch?v=5iEmtc4szvs -Cosa succede in un reattore nucleare a seguito di un terremoto/tsunami (English): http://www.physorg.com/news/2011-03-nuclear-meltdown-video.html 23/03/2011 commenti (0)
PRIMO MANUALE DI PROTEZIONE CIVILE IN BRAILLEIL COLIBRÌ E LA SUA PICCOLA GOCCIAIL PRIMO MANUALE DI PROTEZIONE CIVILE IN BRAILLE PRODOTTO IN ITALIA17/01/2012 commenti (0)
Prevenzione, resilienza e culturaI mass media internazionali hanno messo in risalto la “compostezza” della reazione del popolo Giapponese di fronte ad un disastro senza precedenti. Alla duplice calamità terremoto e tsunami, seguono emergenza nucleare e radiazioni che risvegliano e diffodono paure a livello globale. Nonostante la sofferenza, lo stress e la paura i giapponesi fanno di tutto per superare uniti questo momento di crisi in modo dignitoso e ordinato per quanto possibile. La popolazione ha reagito fin dal primo momento in maniera adattativa e resiliente. Da un punto di vista psicologico, la capacita di un individuo di resistere agli urti della vita senza spezzarsi o incrinarsi, mantenendo e potenziando inoltre le proprie risorse sul piano personale e sociale viene definita Resilienza (Oliverio Ferraris, 2003). La resilienza può quindi essere considerata come la capacità di affrontare eventi stressanti, superarli e continuare a svilupparsi aumentando le proprie risorse con una conseguente riorganizzazione positiva della vita (Malaguti, 2005). Le ricerche dicono che le componenti connesse a questa caratteristica risiedono in diversi aspetti tra cui, disposizioni intrinseche, meccanismi mentali con cui ci spieghiamo gli eventi, ma anche cultura di appartenenza ed educazione. È una capacità che può, quindi, essere sviluppata e che dipende dalla qualità degli ambienti in cui si cresce e dall’educazione che deve saper promuovere l’acquisizione di comportamenti adattivi e strategie di coping. In Giappone lo sviluppo di una “cultura della sicurezza” davanti al rischio sismico ha permesso probabilmente di salvare centinaia di migliaia di vite. Per affrontare eventi calamitosi di tale portata non sono sufficienti misure di sicurezza e strutture materiali ma sono necessarie sensibilizzazione, informazione e formazione preventiva per tutti i cittadini. Approfondimenti: -Articolo a cura di Luca Pezzullo, Presidente di Psicologi per i Popoli - Regione Veneto: Post sugli eventi in Giappone a cura di Luca Pezzullo sul blog Psicologia dell’emergenza. http://psicologiaemergenza.blogspot.com/2011/03/giappone.html
Traccia audio di 5 minuti Psicologia dell’Emergenza su Psicologia radio, la radio dell’informazione psicologica e sociale. http://www.psicologiaradio.it/?p=570 - Giappone la forza di un popolo, contro crisi nucleare e disastri ambientali: Articolo dal blog dell’Istituto Watson 24/03/2011 commenti (0)
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