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il nuovo consiglio dell'associazione

Lettera del nuovo Vice Presidente, 
Fabio Palombi

 

E’ mattina calda, quella del 18 giugno, giorno in cui l’Assemblea Ordinaria dell’Assodima si appresta a delineare le nuove direttrici programmatiche alla luce della rinnovata impostazione sancita col cambio del 2007. Non siamo in tantissimi a dire il vero, ma ci sono, forse, quasi tutti quelli che hanno saputo imprimere, specie negli ultimi tempi, il maggior impulso alla vita dell’Associazione. Ascolto con attenzione le parole di Titti Postiglione, Direttore dell’Ufficio Volontariato, formazione e comunicazione del Dipartimento della protezione civile. E’ un momento importante questo, penso, per la nostra Associazione. Il Dipartimento si affaccia con rinnovato interesse alle nostre attività, alla nostra “mission”, al nostro voler credere, nonostante tutto, all’importanza di fare una cultura di protezione civile che si snoda tra gli infiniti protagonisti e protagonismi di un mondo eterogeneo, complesso, a volte contorto.
Se oggi il Dipartimento è qui, vuol dire che la nostra Associazione intercetta, finalmente, parte delle politiche dipartimentali e su questo non potrà non delinearsi, per il futuro, una nuova stagione di rapporti basati sulla costruttività e su reciproche sinergie.
Poi è il momento del Presidente che, come è solito fare, articola con puntualità tutto il difficile percorso di una presidenza giunta, ormai, al termine del mandato. E come non constatare i significativi passi in avanti che lui ha saputo imprimere all’Associazione. Non solo in termini di numero degli iscritti, ma andando a ridare un nuovo forte impulso all’Associazione attraverso l’avvio di nuove importanti iniziative. Oggi siamo una realtà. Sul territorio, dove si stanno istituendo le diverse Sedi Operative e nell’ambito delle Istituzioni iniziamo a ricevere il gradito (e fortemente voluto) riconoscimento. La strutturazione dell’Associazione inizia ormai ad avere un’architettura ben delineata sia in termini organizzativi che programmatici. Ripenso, ad esempio, agli sforzi compiuti per organizzare i Meeting estivi, le Certificazioni EMIC, il Progetto Enti locali fino ad arrivare all’ultima, impegnativa, sfida di avviare i corsi on-line sull’Emergency Mangement.
Mentre si alternano gli interventi dei partecipanti, ripenso alla mia storia di uomo di protezione civile. Una storia, a onor del vero, che non affonda le radici negli anni 80, quando il Paese si interrogava se dotare l’Italia di una legge di protezione civile moderna e efficace non fosse un azzardo, un’imprudenza. La mia storia in protezione civile inizia solo nel 2000 quando il Servizio nazionale della protezione civile era ormai conosciuto ed era stato “digerito” un po’ da tutti. Ma la storia, quella dei disastri e degli uomini che li hanno vissuti, come assistiti e come soccorritori, l’ho studiata e l’ho più volte ripercorsa facendomi ritornare in mente le notizie dei Tg che allora erano trasmessi ancora in bianco e in nero.
E le discussioni che si aprono al termine di ogni intervento evidenziano quanto il tempo abbia cambiato la protezione civile. Il tempo di Zamberletti era quello delle sfide più dure, quello delle scelte ardite, quello di non poterne più di vedere un Paese rincorrere i disastri e le vittime. Il tempo di Zamberletti segna il momento zero della protezione civile. Quello da cui tutto ha avuto inizio. Il concetto di “sistema”, il ruolo del Sindaco, quello del volontariato, l’evento non più visto in base alla sua natura fisica, ma in base alla capacità di risposta dell’ente competente, la prevenzione. Poi la protezione civile cambia. E con Barberi si avvia la fase in cui il mondo scientifico (già previsto da Zamberletti) inizia a far parte della squadra entrando dalla porta principale. E’ il momento della previsione. E iniziano a delinearsi le prime figure di disaster manager che ereditano, già dalla loro nascita, un termine forse già passato. Ma sono gli uomini che conoscono il sistema, quelli che sanno interagire con questo, che sanno stare nei centri operativi, che conoscono il significato del “coordinamento”. Sono quelli che sanno gestire i momenti frenetici e caotici dell’emergenza. Il tempo di Barberi segna anche la Missione Arcobaleno, tristemente ricordata più per lo scandalo in cui è stata coinvolta che per l’eroica impresa compiuta da decine e decine di donne e uomini della protezione civile italiana che per mesi si sono confrontati con uno scenario difficile, rischioso, psicologicamente devastante per poter portare conforto e assistenza alle popolazioni civili albanesi delKosovo che fuggivano dalla guerra. Poi c’è stato il tempo di Bertolaso, quello del recupero della popolarità e della credibilità. Con Bertolaso il sistema è pienamente evoluto, anzi, per certi versi, si è assistito a una deriva centrifuga delle competenze con il nuovo ruolo delle Regioni e delle Province. Lo Stato, cioè la Protezione civile Nazionale, si è dovuto confrontare con questo nuovo assetto, voluto prima dal Dlgs 112/98 e poi con la riforma del Titolo V della Costituzione. Ed è stato dato ampio significato al concetto della sussidiarietà. La protezione civile ha iniziato a sfilare come “sistema” alla Parata del 2 giugno, e al concetto dell’emergenza è stato definitivamente affiancato quello di previsione e prevenzione. E la locuzione di disaster manager ormai diventa prosaico. Si inizia a trasformare la figura del manager del disastro in quello dell’emergenza, vista come sintesi di un impegno più profondo e complesso che implica una visione d’insieme di tutta le problematiche di protezione civile. L’emergency manager è colui che gioca il ruolo di snodo tra il mondo delle scelte politiche di protezione civile e quello degli effetti sul territorio. Poi il terremoto dell’aquila del 6 aprile 2009. E, di nuovo, uno scandalo che impoverisce tutto quanto fatto di buono in quei lunghi mesi. L’ipotesi di una Protezione Civile SpA, forse non fino in fondo compresa, segna la fine di un’epoca. Forse irripetibile. E, oggi, il tempo è di Gabrielli. L’uomo che eredita un fardello forse eccessivo, ma che ha il difficile compito di ricollocare la protezione civile all’interno del Paese in una logica che forse, ai più, sfugge.
Ed è proprio su queste considerazioni che mi sono chiesto dove va, allora, oggi la figura dell’emergency manager. Qual è il ruolo che egli deve trovare in un meccanismo che appare non più fluido, ma vischioso e, per certi versi, nebuloso? Esiste ancora il “sistema” di protezione civile? Esiste una politica univoca su cui far convergere gli sforzi di migliaia di donne e di uomini che lavorano presso i Comuni, le Province, le Prefetture, le Regioni, il Dipartimento della protezione civile e che militano nelle tante organizzazioni di volontariato? La protezione civile oggi non è più quella di ieri. Non so se è meglio o peggio. Ma di sicuro è un’altra cosa. O meglio, sta compiendo una lenta ma inevitabile metamorfosi. Forse, non troppo lontano, ci dovremo abituare a riconsiderare la protezione civile in un conteso diverso. Chissà forse più “democratico”, ma forse anche meno “pronto”.
Questo l’interrogativo che si è materializzato mentre ascoltavo gli interventi dei miei colleghi e quale e quanto potrà essere il contributo che l’Associazione Nazionale Distaster Manager saprà garantire in questo dinamico scenario.
Di sicuro le idee non mancano. Tutt’altro. Ma sarà delicato il modo con cui queste idee dovranno essere tradotte in azioni concrete, col solo unico scopo di contribuire a fare il bene della nostra protezione civile e, quindi, di essere sempre più vicini e garanti della sicurezza dei cittadini.
Di certo l’Associazione va avanti, con ancora maggiore impegno ed entusiasmo. Lo conferma, ad esempio, il rinnovato consiglio direttivo che oggi vanta ben 21 rappresentanti, ognuno portavoce di una diversa “territorialità”, un tesoriere, tre revisori dei conti e tre nuovi vice presidenti.
A breve si terrà un’assemblea straordinaria in cui verranno definiti i nuovi obiettivi strategici dell’Associazione e, soprattutto, verrà approvato un nuovo statuto per far fronte alle nuove mutate esigenze organizzative dell’Associazione e per  intercettare il più possibile le opportunità di confronto e di crescita, sempre in una logica di condivisione e apertura verso tutti i soggetti che partecipano al sistema nazionale della protezione civile.
Proprio in quest’ottica si pone l’ambizioso traguardo di un raccordo formale con alcune tra le più qualificate organizzazioni di rappresentanza territoriale con le quali sviluppare sinergie funzionali allo sviluppo di una rete di rapporti sempre più tesi al miglioramento della protezione civile italiana.
In questa direzione si connoterà l’impegno della nuova dirigenza dell’Associazione a cominciare dal Presidente, Sergio Achille (rieletto all’unanimità), dai tre vice presidenti e dall’intero consiglio direttivo.
E, proprio perché neo eletto alla carica di Vice Presidente, intendo sentitamente ringraziare tutti i consiglieri per la fiducia e la stima accordatami, promettendo il massimo impegno per portare la mia breve, ma comunque significativa, esperienza nell’Associazione e metterla al servizio di tutti per concorrere ad una crescita sempre più coerente al nostro mondo della protezione civile che, come negli anni ci ha ripetutamente ammonito, continua a cambiare senza sosta. Insegnandoci che chi non riesce a stare al passo con i tempi, rimane ineluttabilmente fuori facendo mancare il suo prezioso contributo.
E noi, certamente, questo non lo vogliamo.
 
Fabio Palombi
Disaster Manager

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Nuovo Consiglio Direttivo

Nuovo Consiglio Direttivo - Disaster Manager

Leggi l'articolo pubblicato lo scorso ottobre nella rivista "La Protezione Civile"